Nell’arco di questa consiliatura il Sindaco Delrio ha assunto solo due decisioni strategiche per il futuro della città, lo ha fatto a scadenza di mandato e con le identiche pasticciate modalità politiche: l’adozione del Psc fa infatti il paio con la fusione per incorporazione di Enìa in Iride che rappresentano il sigillo del fallimento politico dei cattocomunisti giunti alla guida di Reggio solo grazie alle alchimie politiche delle segreterie romane dei partiti di centrosinistra.

Questa Giunta ha avuto un atteggiamento estremamente ondivago e poco chiaro, come un Giano Bifronte ha mostrato da un lato un volto rassicurante per sminuire l’atto di adozione di fronte ad una città non adeguatamente informata, dall’altro sa bene che un piano adottato non sarà mai modificato sostanzialmente: siamo di fronte alla presa in giro tanto dei cittadini ai quali viene promessa una mostra documentaria, quanto delle Associazioni di categoria che hanno sottoscritto il patto postadozione.

Delrio ha voluto adottare il piano con un’atto d’imperio contro tutto e tutti.
Lo ha persino modificato strada facendo inserendo nuove delocalizzazioni per quasi 21mila mq e nuove destinazioni per molti lotti e lottini.
Nelle ultime righe dell’ultima pagina della relazione illustrativa, si è persino concesso mano libera, con il successivo piano operativo, per negoziare la trasformazione di ulteriori aree agricole con la scusa di realizzare nuove attrezzature e spazi collettivi.
Con questo piano urbanistico addirittura si pongono le basi per sanare tutti i campi nomadi abusivi e realizzare il progetto di sparpagliamento di quelli comunali.

Questo Psc non intraprende la strada della qualità, ma prosegue una politica di espansione ben più alta di quella dichiarata, sotto il profilo demografico ed edilizio, pur conoscendo i limiti nella capacità di replicare nel futuro l’attuale modello della nostra economia, pur sapendo che alimentare l’immigrazione a bassa qualificazione significa fare decrescere il gettito fiscale pro-capite, mettere in crisi il rapporto fra entrate comunali e livello qualitativo e quantitativo del welfare ed in ultima analisi acuire il conflitto sociale.

Reggio non ha bisogno di allargarsi ancora e non ha bisogno di nuovi immigrati.
Dopo mesi di lavoro e con oltre 1 milione di euro spesi in consulenze il risultato è modesto e replica un passato già visto: altro che città delle persone, questo ci pare politicamente un piano ricattatorio di chi vuole mettere le mani sulla città.

angelo alessandri
E’ ora di cambiare!

Il 6 e 7 giugno, vota ANGELO ALESSANDRI SINDACO
a Reggio Emilia

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